Sono finalmente ripartite le scommesse per i nuovi lavori che vedranno la luce quest'anno. Il 2009 è iniziato solo da un paio di settimane e tutto sommato qualche buona novità ce l'ha già concessa, ma si spera che il meglio debba ancora venire.
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opo un anno non esattamente straordinario in termini di uscite discografiche com’è stato quello appena passato, sembra più che lecito aspettarsi dai prossimi 12 mesi il meritato riscatto, pensando ottimisticamente che il 2008 rappresenti una sorta di anno di transizione tra un eccellente 2007 e un possibilmente onesto 2009. Alcune date di uscita sono già state pubblicate, e riguardano sia alcuni nomi importanti, i cui nuovi lavori sono chiacchierati ormai da qualche tempo, sia alcune novità apparentemente inaspettate, ma che destano ugualmente notevole interesse. I nomi in gioco per l’anno appena iniziato ci sono e sembrano essere molti, ma soprattutto potrebbero essere consistenti per ricambiare le attese. Le aspettative sono alte, maturate anche dal fatto che, a parte poche eccezioni, la più eclatante novità che il 2008 ci ha regalato è stata la definitiva uscita di Chinese Democracy. Non si può certo sostenere che la sorte sia stata dalla nostra parte.

Tuttavia sarebbe ingiusto non attribuire allo scorso anno i meriti che effettivamente ha avuto, uno di questi è stata la rinascita di grandi "big" del passato. Primi fra tutti R.E.M. e Portishead, in grado di rimettersi in gioco con due uscite che hanno riportato entrambi legittimamente sotto i riflettori. La speranza è che questo merito non resti vincolato al 31 dicembre ’08 ma che prosegua con i mesi a venire, in modo tale da rinfrescare la fiducia verso altri grandi gruppi che potrebbero, di conseguenza, aver imparato l’ottimo insegnamento di Stipe e compagni. Il riferimento più diretto qui cade inevitabilmente (anche se con poca convinzione) su Pearl Jam e Depeche Mode, ma soprattutto U2, il cui nuovo lavoro No Line on the Horizon, è previsto per i primi di marzo. C’è da capire se il rilancio del rock mainstream dello scorso anno possa rischiare di rivelarsi in questo caso una mera illusione, eppure tutto quello che si chiede alla band di Dublino è un disco di sano ed onesto rock, come hanno già saputo fare. Se sono in grado di togliere un po’ di polvere alla loro ispirazione potrebbero già essere sulla buona strada. In questo senso le dichiarazioni di Bono e soci sono esageratamente positive, ma talvolta è difficile distinguere quando finisce il vero e quando inizia la campagna pubblicitaria, nascosta dai soliti intenti radiofonici di massa. Resta comunque la forte curiosità per un gruppo che ha tracciato la storia della musica, e se il risultato sarà positivo gli U2 potranno continuare a marcare di diritto la loro supremazia.
Un altro argomento che entusiasma gli animi è la possibile rivincita della musica pesante e dell'alternative metal in generale, di cui il 2008 è stato in parte carente. Alcuni dei nomi sulla bocca di tutti sono quelli di Isis, Mastodon e Converge. Forse solo per questi ultimi i dubbi potrebbero essere più alti: sarebbe il caso, infatti, che il gruppo di Boston, pur senza rinunciare all’urgenza espressiva di illustri episodi passati come Jane Doe e You Fail Me, riesca a trovare un modo per non sembrare invischiato nei suoi stessi passi, d’altronde le possibilità che Jacob Bannon e soci si reinventino non sono poi molte. Alte aspettative, invece, sia per Isis che per Mastodon di cui abbiamo già avuto modo di parlare. Entrambi in uscita nella prima metà dell’anno con due lavori che potrebbero benissimo rappresentare la loro prova del nove, in grado di farli salire di diritto nei gradini più alti del loro genere, prendendo le distanze da un cospicuo numero di rivali e volgari imitatori.
In tema di rock alternativo, invece, è da segnalare il chiacchierato ritorno di Amplifier e Dredg. Se per i secondi le poche anticipazioni non fanno sperare nulla di buono, per gli Amplifier si prospettano scenari più interessanti, ed è forte la curiosità di vedere se sapranno sfruttarli al meglio in quello che si prospetta essere un lavoro davvero elaborato. Per entrambi, staremo a vedere.

È il caso di dare un rapido sguardo anche a quegli artisti ad elevato potenziale. Si tratta in tutti i casi di personaggi giovani, dallo stile ancora fresco e audace, che finora sono stati in grado di produrre lavori buoni/ottimi, e che potrebbero essere capaci di infoltire le rispettive discografie di ulteriori slanci di vitalità. Stiamo parlando ad esempio di
...And You Will Know Us by the Trail of Dead, (l’uscita del loro The Century of Self è prevista per metà febbraio), e del giovane genio londinese
Patrick Wolf. Quest’ultimo in particolare, reduce da ben tre dischi notevoli (dove spicca su tutti Wind in the Wires), sembra avere tutte le carte in regola per proseguire su questa stessa strada di successi. Il suo nuovo lavoro dovrebbe costituirsi da un doppio album e Wolf sembra già avere le idee chiare, lavora di buona lena da ormai qualche mese (compresa la creazione della sua personale etichetta Bloody Chamber Music) anche se la precisa data d’uscita non è ancora stata resa ufficiale. Naturalmente si concentrano su di lui parecchie aspettative: in proporzione alle potenzialità di questo ragazzo la possibilità di una delusione sembra essere ancora abbastanza remota.
Il 2009 vedrà anche l’uscita del nuovo lavoro di una nostra vecchia conoscenza. Sappiamo bene che Josh Homme non è di certo l’ultimo arrivato ma è sempre stato un acuto osservatore e protagonista di ciò che gli gira intorno, ma con Era Vulgaris aveva tirato bruscamente il freno a mano: la macchina dei
Queens of the Stone Age in gran corsa tra i deserti rossi della California ha cominciato a rallentare già con Lullabies to Paralyze e ora sembra prossima alla definitiva rottamazione. Per il nuovo lavoro previsto per autunno, (titolo: Desert Orgy in the Dark, questa volta eviterò le battutacce), le aspettative sono chiaramente basse: un altro passo falso e si assisterà alla triste conclusione di un gruppo che ha certamente lasciato il segno. Tuttavia non tutte le speranze muoiono. Se Homme riuscirà a trovare il carburante giusto questo disco potrebbe pur sempre rappresentare l’occasione per l’agognata rinascita, sempre se, tra una collaborazione con gli Eagles of Death Metal e la nuova edizione delle Desert Sessions, riuscirà a recuperare nuova linfa vitale per la sua nuova opera. C’è da dire che, purtroppo, Songs for the Deaf sembra un ricordo sempre più lontano e sbiadito.

Ma il lavoro che più si aspetta e, allo stesso tempo, più si teme è senza dubbio la nuova uscita targata
Massive Attack. Sono praticamente tre anni ormai che i fans più accaniti del gruppo di Bristol si inventano qualsiasi tipo di rito scaramantico in attesa di questo lavoro. Tanto è il tempo, infatti, di cui si parla della novità in casa Del Naja. Le prime notizie hanno iniziato a girare nel 2006 quando iniziavano a farsi insistenti alcune voci che vedevano la partecipazione per questo lavoro di alcuni artisti illustri tra i quali Damon Albarn, Horace Andy, Elizabeth Fraser, Hope Sandoval e Tunde Adebimpe. Ma più passava il tempo e più le speculazioni su questo disco iniziavano a girarsi su se stesse per ingannare la fremente attesa. Infine la beffa: l’estate scorsa Weather Underground pareva essere finalmente finito e pronto per la pubblicazione. I Massive Attack partono per un tour europeo presentando orgogliosamente una scaletta composta per oltre la metà da brani appartenenti al nuovo lavoro. Tutto sembrava pronto, le aspettative erano alle stelle, i video dei nuovi brani su youtube si moltiplicavano, qualche vago flash back di 100th Window faceva ben sperare. E poi più nulla, tutto rimandato alla primavera 2009. La band più attesa si fa attendere dunque, a noi piace pensare che la posticipazione tutto sommato sia dovuta al fatto che Del Naja abbia deciso di non “rubare la scena” al ritorno in grande stile dei colleghi Portishead. Ma in realtà è proprio lo spettro di Third a mettere la pulce nell’orecchio: nel campo dell’elettronica far aspettare 6 anni dall’ultimo disco non sempre può rivelarsi una scelta saggia, il rischio di temporeggiare così a lungo è quello di arrivare secondi. I Massive Attack sanno che quest’anno i riflettori saranno puntati su di loro e che irrimediabilmente scatterà il paragone con l’altra band di Bristol. Si spera che Del Naja, dopo tutto questo tempo di preparazione, sappia ancora reggere il confronto.
Tutto sommato da questa panoramica generale, seppur non esaustiva, si potrebbe dedurre che il 2009 abbia tutte le carte in regola per essere un anno molto promettente. Assieme ad ulteriori novità e sorprese che potrebbero arrivare nel corso dei mesi, il catalogo disponibile risulta essere molto ampio e vario: apparentemente, infatti, potremmo ritrovarci ad ascoltare alti rappresentanti di ogni genere. Certo è che l’eventuale fallimento di quei pochi nomi su cui si conta quasi ciecamente potrebbe compromettere tutti questi buoni propositi. Staremo a sentire, dunque, come il decennio 2000 volgerà al suo termine.